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Settore Giovanile | Intervista A Nolan Zani (Allenatore Under 13)

Dopo aver intervistato Francesco Tomasoni (allenatore della formazione Under 17), proseguiamo il percorso all’interno del settore giovanile del Lumezzane per conoscere i nostri allenatori, parte fondamentale e integrante del progetto rossoblù. Stavolta abbiamo posto alcune domande a Nolan Zani, allenatore degli Esordienti 2008 (Gruppo Concesio) e segretario del settore giovanile, e di seguito vi proponiamo l’intervista.

Quando hai scelto di fare l’allenatore e perchè?
Iniziai nel 2000. Frequentavo il 2° anno di ISEF a Milano e dovendo svolgere il tirocinio obbligatorio, tramite un mio amico e collega, mi fu concesso di partecipare alle attività della “Scuola Calcio Lumezzane” che in quel periodo si svolgeva capillarmente sui campi di tre oratori del paese (Gazzolo, S. Sebastiano e S. Apollonio). Mossi quindi i primi passi da istruttore sui campi dell’oratorio di S. Sebastiano e ricordo che fui affiancato a Mr. Carlo Inverardi, una persona speciale per l’estrema umanità e disponibilità. Carlo mi fece appassionare al “ruolo” e da lì capii di voler intraprendere il percorso da allenatore.

Qual è stato il tuo percorso da allenatore?
Ho cominciato per caso con poche nozioni specifiche, se non quelle teoriche legate al percorso studi svolto, poi mi sono fatto le ossa sul campo e sui banchi. Dapprima frequentavo corsi a tema sparsi sul territorio, poi ho partecipato al corso CONI-FIGC nel 2007 e dopo una serie infinita di candidature sono riuscito a partecipare, nel 2012, all’ambito corso UEFA B. Negli anni a Lumezzane ho avuto l’opportunità e la fortuna di incontrare molti allenatori/istruttori preparati dai quali ho sempre appreso qualcosa. Negli anni ho parallelamente svolto anche attività di scuola calcio presso società dilettantistiche quali S. Andrea e Cellatica. Ho anche allenato per tre stagioni presso il Centro di Formazione Inter di Sarnico, dove sono certo di aver imparato tanto, ma non mi sono mai allontanato realmente dal territorio perché ho sempre portato avanti parallelamente la scuola calcio del paese.

Sei a Lumezzane da molti anni. Cosa significa rappresentare una Società come il Lumezzane?
Sono cresciuto sul territorio, i miei genitori sono nati qui, da piccolo ho giocato nel Lumezzane, faccio parte della società da due decenni e tutto ciò credo che basti a spiegare l’appartenenza a questa società. Rappresentarla, per me, ha una connotazione affettiva ed è anche un forte vanto e orgoglio.

Quali sono le caratteristiche della categoria che alleni in questa stagione?
Seguo gli esordienti secondo anno, categoria di passaggio soprattutto dal punto di vista fisico/motorio e comportamentale. A 12/13 anni i giovani atleti cominciano i primi cambiamenti morfologici e comportamentali che risultano evidenti durante la stagione. A settembre, infatti, trovi ragazzini che a maggio sono diventati adolescenti con tutti i pro e i contro del caso: c’è chi si “sviluppa” prima e chi magari ci mette un po’ di più e anche questo può creare alcune criticità. Questa categoria, delle attività di base, credo sia tra le più affascinanti da allenare perché si comincia a lavorare su concetti calcistici più evoluti mantenendo però la spensieratezza intrinseca dell’età.

Quali principi cerchi di trasmettere alla tua squadra?
La frase fatta stavolta non è “rispetto ed impegno” ma è “star bene assieme”. Una squadra è un gruppo ed un gruppo deve trovare la giusta motivazione per essere sereno e per rendere sereno ogni membro facente parte. Chiedo sempre di giocare divertendosi, ricordando però che divertirsi include massima dedizione e sacrificio. Con i ragazzi creiamo spesso un clima di coinvolgimento reciproco che alimenta positivamente le nostre esperienze sul campo.

Come stai comunicando con i tuoi ragazzi in questo periodo?
Con i ragazzi ci siamo tenuti in contatto con alcune chiamate di gruppo, assegnando esercitazioni da svolgere a casa e facendo delle lezioni di attività motoria online davanti allo schermo. La distanza imposta logora, il distacco forzato comincia ad essere pesante. Nulla sostituirà il vedersi e viversi di persona quindi ci auguriamo tutti di ritrovarci al più presto sui campi.

Il momento che stiamo vivendo è molto difficile, soprattutto per i ragazzi. In quale modo pensi che questa situazione possa influire sulla loro crescita?
Fare ipotesi su ciò che non ha uno storico precedente diventerebbe davvero un azzardo. Ogni ragazzo vive e somatizza questo periodo a proprio modo, ma sono certo che il loro essere “plastici” gli permetterà di riadattarsi presto alle consuetudini che abbiamo perso in questo ultimo periodo. Noi adulti, famiglie e allenatori dobbiamo sicuramente vigilare e soprattutto supportare i nostri ragazzi. Auguro ai più grandi, delle scuole superiori, di tornare al più presto a scuola mentre consiglio ai più piccoli di dedicare del tempo per esercitarsi con la palla senza stare troppo sul divano o davanti alla Play.

Quali sono gli allenatori a cui ti ispiri?
Se dicessi “nessuno e tutti” non direi una bugia; credo che la migliore ispirazione la si tragga nel piacere dello svolgere la difficile mansione dell’allenatore/istruttore. Se proprio dovessi fare un nome direi Mondonico, un allenatore semplice che andava in panchina con scarpini e tuta.

Quale messaggio vuoi mandare ai tuoi ragazzi?
Ai ragazzi in genere dico di essere speranzosi e attendere, senza sconfortarsi, il giorno in cui finalmente saremo nuovamente tutti liberi da questa pandemia. Ai miei ragazzi dico solo #milleallora, loro capiranno senza pensarci troppo su…

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