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Settore Giovanile | Intervista A Fabian Liberte (Allenatore Giovanissimi Regionali 2006)

Prosegue il percorso all’interno del settore giovanile del Lumezzane per conoscere i nostri allenatori, parte fondamentale e integrante del progetto rossoblù. Stavolta abbiamo posto alcune domande a Fabian Liberte, allenatore dei Giovanissimi Regionali 2006. Di seguito vi proponiamo l’intervista.

 

1) Com’è iniziato il tuo percorso nel calcio?

Ho iniziato a giocare quando avevo dieci anni nel San Lorenzo Mar del Plata, in Argentina, la squadra della mia città di nascita che dista 400 km da Buenos Aires.
All’età di sedici anni sono stato ceduto all’Independiente di Avellaneda (Buenos Aires), una delle Società più importanti e gloriose della serie A argentina. Ho fatto tutto il settore giovanile fino alla prima squadra, poi a ventuno anni sono andato al Boca Juniors, ma a causa di un infortunio al ginocchio non ho mai esordito in campionato. Ho provato a ricominciare con una squadra di Serie B argentina, ma all’età di ventitré anni ho lasciato definitivamente il calcio giocato ed è stato un momento tristissimo della mia vita.

 

2) Quali emozioni si provano a giocare in stadi calorosi come quelli argentini?

Giocare negli stadi argentini è qualcosa di straordinario per chi ama il calcio e ha sogna di raggiungere certi livelli. In Argentina ci si abitua presto al calore del pubblico. Già le partite del settore giovanile, per esempio, sono viste da moltissime persone. Da qualche anno, inoltre, in Argentina c’è l’abitudine di far giocare la formazione Primavera prima della partita della Prima Squadra. Così facendo lo stadio è sempre pieno ed è qualcosa di sensazionale.

 

3) Quando hai scelto di fare l’allenatore e perché?

Nel 1997 alcuni amici mi chiesero se volessi collaborare con il Club Parque, una squadra di calcio a 5 argentina dalla quale sono passati grandissimi giocatori come Cambiasso e Tevez. 
Al Club Parque ho conosciuto Sergio Battista (centrocampista campione del mondo nel 1986 e vice campione del mondo nel 1990, ndr), il quale mi chiese di seguire le partite delle squadre avversarie. Da quel momento fino al 2003 ho quindi collaborato come match analyst. Ho conosciuto molte persone e ho ricevuto proposte di lavoro dalla Germania, ma di comune accordo con mia moglie abbiamo deciso di venire in Italia.

 

4) Hai avuto difficoltà ad ambientarti in Italia?

Devo ringraziare molto l’Italia perchè io e la mia famiglia siamo stati accolti benissimo. In Italia ho conosciuto su grandi amici che ancora oggi sono miei collaboratori a Lumezzane: Luciano Candosin e Paolo Procuranti.

 

5) Quali differenze ci sono tra il calcio italiano e quello argentino?

Il calcio italiano è di altissimo livello e non è un caso che la nazionale italiana abbia vinto quattro coppe del mondo. 
Appena arrivato in Italia mi sono confrontato con un calcio diverso, molto tattico e difensivo. In Argentina, invece, ero abituato a una mentalità diversa basata sulla tecnica e una forte propensione all’attacco. La differenza maggiore, però, è che in Argentina gli allenatori lasciano molta più libertà ai giovani atleti, mentre in Italia spesso conta molto di più il risultato.

 

6) Cosa significa allenare a Lumezzane?

Quando sono arrivato in Italia, un amico mi portò a vedere una partita del Lumezzane e da quel momento ho desiderato allenare il Lumezzane. Se oggi sono a Lumezzane lo devo a Cristiano Sala perchè mi ha dato fiducia, ma soprattutto mi ha sempre  fatto sentire sempre a mio agio.
Allenare Lumezzane, per me è qualcosa di davvero speciale. Mi sono innamorato dei colori rosso e blu, della storia, della passione e del sacrificio di tutte le persone che lavorano per il Lumezzane.

 

7) Quali principi cerchi di trasmettere alla tua squadra?

I principi che cerco di trasmettere sono quelli condivisi a inizio stagione con la Società. Per me è importante formare delle persone prima che dei calciatori. A ogni ragazzo, io e i miei collaboratori insegniamo cosa significa vivere lo spogliatoio, quanto è importante valorizzare la maglia che si indossa, il rispetto dell’avversario e delle persone che incontriamo. .

 

8) Quali sono gli allenatori a cui ti ispiri?

Ho bellissimi ricordi di tutti gli allenatori che ho incontrato nella mia carriera e da ognuno di loro ho cercato di imparare qualcosa. Tra gli allenatori argentini stimo molto Menotti, Bielsa, Jorge Solari e Simeone per la sua mentalità. Allenatori non argentini, invece, dico senza dubbio Roberto Mancini e Guardiola.

 

9) Come stai comunicando con i tuoi ragazzi in questo periodo?

Io e il mio staff abbiamo preparato degli allenamenti individuali, sia fisici sia tecnici. Purtroppo la comunicazione avviene online attraverso le piattaforme digitali, però abbiamo notato che ideando alcuni esercizi con la palla siamo riusciti a trasmettere entusiasmo ai ragazzi.

 

10) Quale messaggio vuoi mandare ai tuoi ragazzi?

Ai ragazzi dico di essere sereni e di non mollare perché torneremo a vivere una vita normale. In questo periodo suggerisco di godersi la famiglia, impegnarsi a scuola ben consapevole che a distanza è più difficile. Bisogna investire sulla cultura ed essere forti perché anche da queste esperienze si può imparare molto.

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